mercoledì 08 settembre 2010
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La “Nuova Europa” potrà esistere solo se recupera i fondamenti spirituali del sui essere, non si possono separare i valori spirituali dall’uomo.

Libertà e partecipazione.

 

 

Penso che sia inutile parlare di problemi politici se non ci si è prima soffermati su qualche idea dell'uomo; e questo perché ogni politica implica una certa idea dell'essere umano e contribuisce a promuovere una qualche idea di umanità.

All'uomo considerato come individuo puro, libero ma non impegnato, corrisponde un regime democratico che tende verso l'anarchia e che porta al disordine, il quale prepara la strada alla tirannia.

All'uomo considerato come soldato politico, totalmente impegnato ma non libero, corrisponde il regime totalitario.

All'uomo considerato come persona, al contempo libera e impegnata, vivente nella tensione tra l'autonomia e la responsabilità, corrisponde il regime federale.

Il pensiero federalista, quello autentico, non progetta utopie, non pensa che per realizzare la nuova Europa occorrano quattro o cinque anni di trattative e di raccordi legislativi più o meno riusciti. Cerca il segreto di un equilibrio delicato (e costantemente in costruzione) tra i gruppi, tra i popoli: i quali vanno composti nel loro pieno rispetto, e non per nulla sottomessi gli uni agli altri, o distrutti uno dopo l'altro.

L'autentico federalismo non consiste né nella sola unione, né nella loro sola autonomia. Esso consiste nell'equilibrio continuamente tutelato dell'autonomia delle regioni, [nazioni senza stato] e dalla loro unione. Nella composizione costante di queste due forze di senso contrario, si regge il federalismo la libertà.

Quest'ultimo punto è perfettamente espresso dal motto della Svizzera, paradossale o "dialettico" nella sua forma: "Uno per tutti, tutti per uno". In effetti, "uno per tutti" indica lo slancio delle persone e degli Stati, così si chiamano le regioni in Svizzera, verso l'unione, mentre il "tutti per uno" simboleggia l'aiuto che l'unione deve portare ad ogni Stato-regione e ad ogni persona.

Nella vicina Svizzera, grazie alla forza delle cose, grazie all'idea federalista, l'unione pacifica di due religioni, di quattro lingue, di ventitré repubbliche e di non so quante "etniee" in uno Stato confederale che li rispetti, quest’unione prende il carattere di un anti-razzismo dichiarato e, al tempo stesso, di un anti-nazionalismo.

Riassumiamo in sei principi l’idea federalista.

 

PRIMO PRINCIPIO - La federazione si regge sulla rinuncia ad ogni idea d'egemonia organizzatrice, esercitata da "qualsiasi" delle nazioni che la compongono.

Ogni volta che un Cantone, o gruppo di Cantoni, ha tentato di imporre l’egemonia della ricchezza , per esempi, tutti gli altri si sono costituiti in Lega contro di loro e gli hanno obbligati a rientrare nei ranghi. Guerra civile Svizzera 1847 e successiva nuova Costituzione 1848 che sancisce la rinuncia ad ogni egemonia.

 

SECONDO PRINCIPIO - Il federalismo non può nascere che dalla rinuncia ad ogni spirito di “Ideologia di sistema”.

Ciò che ho appena detto a proposito dell'imperialismo o dell'egemonia di una nazione sulle altre vale anche per l'imperialismo di un'ideologia. Si potrebbe definire l'attitudine federalista come un costante ed istintivo rifiuto di ricorrere a soluzioni sistematiche, a piani semplici costruiti attorno a linee: semplificatrici, magari chiare e soddisfacenti per la logica, ma anche al tempo stesso infedeli al reale, che opprimono le minoranze e annientano le diversità che sono la condizione di ogni vita organica. Ricordiamo sempre che federare non è mettere in ordine secondo un piano geometrico, a partire da un centro o da un'asse; federare è solo semplicemente mettere insieme, comporre in un modo o nell'altro queste realtà concrete e differenti che sono le nazioni, le regioni economiche, le tradizioni politiche, ed è metterle d'accordo secondo i loro caratteri particolari, e che vanno rispettati e articolati in un tutto.

 

TERZO PRINCIPIO Il federalismo non conosce problemi di minoranze.

Per il federalista una minoranza può contare per quello che è, cioè in certi casi più di una maggioranza, perché ai suoi occhi rappresenta una qualità insostituibile. (Si potrebbe anche dire: una funzione insostituibile).

 

QUARTO PRINCIPIO - La federazione non ha per scopo quello di cancellare le diversità e fondere tutte le nazioni in un solo blocco, ma al contrario quello di salvaguardare le loro qualità proprie.

Ciascuna delle nazioni, dei popoli che compongono l'Europa rappresenta in essa una funzione propria e insostituibile, come quella di un organo dentro un corpo. Come la vita normale del corpo dipende dalla vitalità di ciascuno dei propri organi, allo stesso modo la vita di un organo dipende dalla sua armonia con tutti gli altri. Qualsiasi mutilazione è un trauma che a volte conduce alla morte, togliete la vitalità dei popoli e l’Europa è morta.

 

QUINTO PRINCIPIO - Il federalismo poggia sull'amore della complessità, per contrasto con il semplicismo brutale che caratterizza lo spirito totalitario

Dico proprio l'amore, e non il rispetto o la tolleranza. L'amore delle complessità culturali, psicologiche e anche economiche, questa è la "Qualità"del regime federalista. E i suoi peggiori nemici sono coloro di cui annunciava la venuta già nel 1880 il grande Jacob Burckhardt, in una lettera profetica, parlandone come dei "terribili semplificatori".

Certo è più facile elaborare decreti su una tabula rasa, semplificare le realtà con una tratto di penna, realizzando progetti in un ufficio a Bruxelles piuttosto che a Roma forzando quindi la loro realizzazione: distruggendo tutto ciò che resiste o semplicemente ciò che emerge. Ma ciò che si distrugge in questo modo è la vitalità civica di un popolo. Una politica federalista è preoccupata di misurarsi con la realtà, sempre complessa, esige infinitamente più cure, maggiore ingegnosità tecnica e una migliore comprensione dei popoli che governa.

Essa esige molto più autentico senso politico. Infine, se ci si riflette, si percepisce che la politica federalista non è nient'altro che la politica tout court, la politica per eccellenza, cioè l'arte di organizzare lo Stato a beneficio dei cittadini; i metodi totalitari, invece, sono anti-politici per definizione, dato che semplicemente sopprimono le diversità a causa della loro incapacità a comporle in qualcosa di libero ed indipendente.

 

SESTO PRINCIPIO - Una federazione si forma da vicino a vicino, tramite persone e gruppi, e non certo a partire da un centro o tramite i governi.

Totalitarismo e federalismo. Nel mondo del ventunesimo secolo non ci sono che due campi, due politiche, due attitudini umane possibili. Non si tratta della destra e della sinistra, divenute quasi indistinguibili nelle loro manifestazioni. Nemmeno del socialismo e del capitalismo, dato che l'uno tende a farsi nazionale e l'altro statalista. Non sono la Tradizione e il Progresso, che pretendono allo stesso modo di difendere la libertà. E non sono nemmeno la Giustizia e la Libertà

Oggi, allontanando tutti questi vecchi dibattiti, vi sono solo il totalitarismo e il federalismo. Una minaccia e una speranza.

Quando parlo di totalitarismo mi riferisco al neototalitarismo delle corporazioni economiche che condizionano con la loro potenza ogni forma di democrazia.

Tutti i sistemi totalitari, in effetti, sono fondati sull'egemonia di un partito, di una nazione, di uno stato: oggi diremo di gruppi, corporazioni e lobbyes economiche,  sulla distruzione delle minoranze, delle opposizioni e della persona libera, sull'unificazione forzata delle diversità, sull'odio verso le complessità viventi, sulla distruzione dei gruppi e sul disprezzo delle culture, rimpiazzate da una scheda di uniformità culturale, politica e sociale.

Il totalitarismo è semplice e rigido, come la guerra, come la morte. Vi accorgete che gli unici elementi di dibattito che hanno oggi gli antifederalisti si rifanno alla difficoltà di far funzionare uno stato federale?.

Il federalismo è complesso e flessibile, come la pace, come la vita.

E in quanto semplice e rigido, il totalitarismo è una tentazione permanente, lo é anche oggi sotto forme più sofisticate come quelle del controllo dei media e dell'economia. Lo spirito totalitario è pericoloso  perché trionfa oggi all'interno dei pensieri di molti cittadini che deboli di idealità si fanno trasportare dai "grandi semplificatori", i quali non si presentano più con la camicia bruna o con le bandiere a falce  e martello ma si presentano sorridenti dietro degli spot televisivi capaci di  imbonire e indebolire la nostra vitalità, il nostro coraggio e il senso della nostra lotta politica.

Non ho voluto parlare di partito, di manifesto politico o dei nostri rapporti con gli altri Partiti Indipendentisti europei, di come percorrere una strada politica per l’autogoverno del Veneto; mi scuso se ho deluso qualcuno ma trovo che senza una identità ideale e culturale sul federalismo e sull'Europa poco avremmo da dire in un manifesto politico degno di questo nome. Io ho provato a ragionare cercando come sempre casi concreti per dare risposte concrete a chi ci interroga, questo altro non è che un documento per discutere e trovare idee su cui fondare il nostro futuro.

 

Fabrizio Comencini